All’inizio, la Suocera, una commedia scritta da Terenzio, non ebbe un immediato successo ma poi l’attore più popolare dell’epoca riuscì a rendere l’opera un vero successo. Panfilo è perdutamente innamorato di Bacchide, una cortigiana ma i suoi genitori, Lachete e Sostrata lo costringono a sposare Filumena, figlia di Fidippo e Mirrina. Panfilo e Filumena vanno a vivere con I suoi genitori. Mentre Panfilo e Lachete sono assenti da casa, Filumena lascia la casa della suocera e torna da sua madre. Panfilo torna e apprende che Filumena è andata via. Così accusa sua madre di aver costretto sua nuora ad andare via. Poi va da sua moglie e apprende che è incinta e che è stata violentata prima che lo sposasse. Panfilo non vuole più convivere con sua moglie. I due padri, Lachete e Fidippo pensano che egli ami ancora Bacchide. Così convincono Bacchide a riconciliare gli sposi. A casa di Filumena, Mirrina si accorge che Bacchide indossa l'anello che sua figlia indossava prima che fosse violentata. Bacchide rivela che il suo anello è un regalo da parte di Panfilo. Il bambino è quindi figlio di Panfilo e Filumena. Gli sposi possono finalmente tornare a stare insieme. L'opera si conclude con un felice incontro tra Bacchide e Panfilo.martedì 27 gennaio 2015
NON AMO LA PROSA COMUNE: L' Hecyra
All’inizio, la Suocera, una commedia scritta da Terenzio, non ebbe un immediato successo ma poi l’attore più popolare dell’epoca riuscì a rendere l’opera un vero successo. Panfilo è perdutamente innamorato di Bacchide, una cortigiana ma i suoi genitori, Lachete e Sostrata lo costringono a sposare Filumena, figlia di Fidippo e Mirrina. Panfilo e Filumena vanno a vivere con I suoi genitori. Mentre Panfilo e Lachete sono assenti da casa, Filumena lascia la casa della suocera e torna da sua madre. Panfilo torna e apprende che Filumena è andata via. Così accusa sua madre di aver costretto sua nuora ad andare via. Poi va da sua moglie e apprende che è incinta e che è stata violentata prima che lo sposasse. Panfilo non vuole più convivere con sua moglie. I due padri, Lachete e Fidippo pensano che egli ami ancora Bacchide. Così convincono Bacchide a riconciliare gli sposi. A casa di Filumena, Mirrina si accorge che Bacchide indossa l'anello che sua figlia indossava prima che fosse violentata. Bacchide rivela che il suo anello è un regalo da parte di Panfilo. Il bambino è quindi figlio di Panfilo e Filumena. Gli sposi possono finalmente tornare a stare insieme. L'opera si conclude con un felice incontro tra Bacchide e Panfilo.
All’inizio, la Suocera, una commedia scritta da Terenzio, non ebbe un immediato successo ma poi l’attore più popolare dell’epoca riuscì a rendere l’opera un vero successo. Panfilo è perdutamente innamorato di Bacchide, una cortigiana ma i suoi genitori, Lachete e Sostrata lo costringono a sposare Filumena, figlia di Fidippo e Mirrina. Panfilo e Filumena vanno a vivere con I suoi genitori. Mentre Panfilo e Lachete sono assenti da casa, Filumena lascia la casa della suocera e torna da sua madre. Panfilo torna e apprende che Filumena è andata via. Così accusa sua madre di aver costretto sua nuora ad andare via. Poi va da sua moglie e apprende che è incinta e che è stata violentata prima che lo sposasse. Panfilo non vuole più convivere con sua moglie. I due padri, Lachete e Fidippo pensano che egli ami ancora Bacchide. Così convincono Bacchide a riconciliare gli sposi. A casa di Filumena, Mirrina si accorge che Bacchide indossa l'anello che sua figlia indossava prima che fosse violentata. Bacchide rivela che il suo anello è un regalo da parte di Panfilo. Il bambino è quindi figlio di Panfilo e Filumena. Gli sposi possono finalmente tornare a stare insieme. L'opera si conclude con un felice incontro tra Bacchide e Panfilo.giovedì 8 gennaio 2015
"Ode alla gelosia"A mia appari uguali a li dèi
cu’ a tia vicinu daccussì aurusu
sonu ascuta mentri tu parri
e ridi cu ducizza. Nta lu pettu
subitu mi s’agita lu cori
appena sulu ca ti vardu, e la vuci
si ritira nta la lingua ca si fa muta.
'N focu smèusu mi curri sutta peddi
e haiu scuru nta l’occhi e lu ribummu
di lu sangu nta l’aricchi.
E tutta ‘n suduri e trèmula,
comu erva patuta sculuru:
e morti non mi pari luntana
a mia rapita di menti.
( Saffo, traduzione di Alessio Patti)
Ho voluto mettere questa poesia tradotta in siciliano non solo perché amo molto le poesie di Saffo ma anche perché è una terra che ho molto a cuore.Devo fare una breve introduzione. Come sapete, Saffo è una poetessa greca vissuta 2.500 anni fa. La poetessa è famosa ,oltre che per le sue poesie, anche per l'istituzione di una scuola a Lesbo dedicata alla dea Afrodite, il Tiaso. Nella sua scuola la poetessa preparava giovani fanciulle al matrimonio e con molte di queste fanciulle instaurava legami di natura amorosa. Una volta pronte al matrimonio le fanciulle lasciavano il Tiaso e per Saffo dover dire addio ad alcune di loro era una sofferenza.
Questa poesia si apre, quindi, proprio con uno di quei momenti di addio, sancito dall'incontro di una delle fanciulle con il suo promesso sposo. L'uomo non è emozionato per l'incontro con la fanciulla, ma rimane imperturbabile come un dio mentre la sente parlare e ridere dolcemente. L'uomo assume un atteggiamento totalmente opposto a Saffo che, invece, soffre vedendo la sua amata rivolgere sorrisi e parole dolci a un altro. Al sol vederla rivolgersi così ad un altro Saffo sente, infatti, il cuore che le balza dal petto. Ma questo è solo uno dei primissimi sintomi della gelosia che , poco dopo, la invaderà totalmente. Subito , infatti, sente di non avere più la voce e la lingua le si inceppa fra i denti. Ma, nello stesso istante avverte un fuoco sottile che le scorre sotto la pelle, con gli occhi non vede più nulla, tanto le è insopportabile quella scena e sente solo il rombo del sangue nelle orecchie. La gelosia come una malattia la fa tremare: inizia a sudare freddo, impallidisce come erba che scolora e la morte non le sembra lontana ora che sente di aver perso la ragione, ora che si sente rapita di mente.
cu’ a tia vicinu daccussì aurusu
sonu ascuta mentri tu parri
e ridi cu ducizza. Nta lu pettu
subitu mi s’agita lu cori
appena sulu ca ti vardu, e la vuci
si ritira nta la lingua ca si fa muta.
'N focu smèusu mi curri sutta peddi
e haiu scuru nta l’occhi e lu ribummu
di lu sangu nta l’aricchi.
E tutta ‘n suduri e trèmula,
comu erva patuta sculuru:
e morti non mi pari luntana
a mia rapita di menti.
( Saffo, traduzione di Alessio Patti)
Ho voluto mettere questa poesia tradotta in siciliano non solo perché amo molto le poesie di Saffo ma anche perché è una terra che ho molto a cuore.Devo fare una breve introduzione. Come sapete, Saffo è una poetessa greca vissuta 2.500 anni fa. La poetessa è famosa ,oltre che per le sue poesie, anche per l'istituzione di una scuola a Lesbo dedicata alla dea Afrodite, il Tiaso. Nella sua scuola la poetessa preparava giovani fanciulle al matrimonio e con molte di queste fanciulle instaurava legami di natura amorosa. Una volta pronte al matrimonio le fanciulle lasciavano il Tiaso e per Saffo dover dire addio ad alcune di loro era una sofferenza.
Questa poesia si apre, quindi, proprio con uno di quei momenti di addio, sancito dall'incontro di una delle fanciulle con il suo promesso sposo. L'uomo non è emozionato per l'incontro con la fanciulla, ma rimane imperturbabile come un dio mentre la sente parlare e ridere dolcemente. L'uomo assume un atteggiamento totalmente opposto a Saffo che, invece, soffre vedendo la sua amata rivolgere sorrisi e parole dolci a un altro. Al sol vederla rivolgersi così ad un altro Saffo sente, infatti, il cuore che le balza dal petto. Ma questo è solo uno dei primissimi sintomi della gelosia che , poco dopo, la invaderà totalmente. Subito , infatti, sente di non avere più la voce e la lingua le si inceppa fra i denti. Ma, nello stesso istante avverte un fuoco sottile che le scorre sotto la pelle, con gli occhi non vede più nulla, tanto le è insopportabile quella scena e sente solo il rombo del sangue nelle orecchie. La gelosia come una malattia la fa tremare: inizia a sudare freddo, impallidisce come erba che scolora e la morte non le sembra lontana ora che sente di aver perso la ragione, ora che si sente rapita di mente.
mercoledì 31 dicembre 2014
C'è Chi
C'è chi meglio degli altri realizza la sua vita.E' tutto in ordine dentro e attorno a lui,
Per ogni cosa ha metodi e risposte.
E' lesto a indovinare il chi il come
e a quale scopo.
Appone il timbro a verità assolute,
getta i fatti superflui nel tritadocumenti,
e le persone ignote
dentro appositi schedari.
Pensa quel tanto che serve,
non un attimo in più,
perché dietro quell'attimo sta in agguato il dubbio.
E quando è licenziato dalla vita,
lascia la postazione
dalla porta prescritta.
A volte un po' lo invidio
- per fortuna mi passa.
(Wislawa Szymborska)
Nella poesia "C'è chi" Szymborska descrive tutte quelle persone che sono sicure delle proprie scelte e del loro modo di vivere la vita. Sono persone radicate nelle loro convinzioni, persone che preferiscono convinzioni non per forza derivate da un' esperienza di vita personale ma ritenute valide a priori(magari perché affermate dagli altri) all'incertezza di verità sconosciute ancora da appurare, persone che, per non far crollare le loro certezze, non riflettono neanche un minuto in più del necessario, perché se ci pensassero un minuto di più potrebbero dubitare di qualcosa.
Perciò sono metodiche nel vivere la vita e sembra quasi alla poetessa che la vivano come un lavoro che deve essere svolto al meglio senza intoppi (i dubbi). Questo lo si nota in alcune espressioni della poesia come : "realizza la sua vita", "è tutto in ordine dentro e attorno al lui", "appone il timbro a verità assolute" e casi più eclatanti come " getta i fatti superflui nel tritadocumenti,/e le persone ignote /dentro appositi schedari.". E ancora, "E quando è licenziato dalla vita,/lascia la postazione/dalla porta prescritta. A me questa poesia fa pensare a un altro capolavoro letterario: "La coscienza di Zeno". Nel passo in cui Zeno descrive sua moglie la descrive come una donna senza dubbi e con delle certezze assolute. Zeno osservandola crede di essere malato, di avere qualcosa che non va perché a differenza di sua moglie ha dubbi. Poi "guarendo", anche grazie alla stesura del diario, consigliatagli dal dottor S., Zeno non ha più dubbi circa la sua vita e diventa così un grande uomo di affari. Ma non è veramente guarito perché smettendo di dubitare ha perso anche il suo pensiero critico. Nella poesia è questa l'idea guida: la poetessa ammette di invidiare chi ha mille certezze perché vivendo una vita dove si evita il dubbio si hanno meno difficoltà, meno scrupoli. Ma, poi, l'invidia le passa perché sa di vivere la vita veramente e consapevolmente in quanto ha spirito critico.
martedì 30 dicembre 2014
CHI SONO?
Il saltimbanco dell'anima mia
Nella poesia di Aldo Palazzeschi, il poeta si pone una domanda esistenziale: Chi sono?
Questa poesia come altre di Palazzeschi ha toni allegri e crea un'atmosfera di gioco che nasconde il tema profondo della propria identità, la conoscenza profonda di se stessi, da non confondere con l'apparenza, il modo in cui ci vedono gli altri. Non a caso, all'inizio, alla domanda Chi sono? Palazzeschi non risponde un poeta, perché questo è il modo in cui lo vedono le altre persone, i suoi lettori. Egli, infatti, non si sente un poeta nel profondo dell'anima perché è capace di creare solo versi allegri, pieni di onomatopee, versi tanto originali da sembrare folli. Per questo l'unica parola scritta dalla sua penna è "follia". Poi si domanda se è un "pittore"ma non intende il mestiere del pittore in sé e per sé perché gli interessa più che altro capire se il suo animo ha tante sfaccettature come l'animo di un pittore pieno di tante emozioni messe sulla tela attraverso i colori.
Ma egli non può essere neanche un pittore perché non c'è che un colore nella "tavolozza della sua anima":probabilmente il grigio della malinconia. Nella penultima domanda egli si chiede se è un musico ma come nel caso del pittore si chiede in realtà se attraverso le note egli potrebbe riuscire a esprimere la sua anima. Ma, neanche in questo mestiere egli ritrova se stesso perché non c'è che una nota nella sua anima: " nostalgia". Allora chi è Palazzeschi?Egli infine decide di svelare a tutti ciò che sente di essere e per questo mette una lente di ingrandimento sul cuore, perché tutti possano guardare, possano capire che egli è un saltimbanco, un giocoliere che con il suo mestiere così allegro, con i suoi abiti colorati fa uscire la parte folle della sua anima e cela la malinconia e la nostalgia che solo un occhio attento può cogliere.
mercoledì 24 dicembre 2014
Sul bianco della brina a lenti fiocchi
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Sul bianco della brina a lenti fiocchi
si perde un po' di neve silenziosa;
tu avevi un'ombra nera dentro gli occhi,
ogni giorno ti toglieva qualcosa...
Fa così freddo, ti copro i ginocchi,
tu segui la tua ombra misteriosa,
quella farfalla nera, viva e greve,
non l'hai neanche guardata, quella neve.
(Patrizia Valduga)
In questa breve poesia Patrizia Valduga descrive un giorno freddo, in cui nevica. La neve scende lenta, dolcemente. E' il tipico paesaggio invernale: tutto coperto dal candore della neve. Ma alla purezza e al bianco della neve dopo poco due versi viene contrapposta "l'ombra nera dentro gli occhi" del padre della poetessa, l'ombra scura della malattia che ogni giorno gli toglie quei piccoli piaceri quotidiani come il vedere scendere la neve lentamente. Della neve infatti non riesce a percepire l'atmosfera magica e dell' inverno riesce a percepire solo il freddo che porta con sé. Lo scendere della neve non cattura neanche un attimo il suo sguardo, egli non riesce a guardare altro che quella "farfalla nera viva e greve"
lunedì 22 dicembre 2014
William Shakespeare
Mi piacciono tantissimo questi tre sonetti di William Shakespeare non solo perché sono bellissimi ma perché mi piace anche come sono recitati.

"Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo
e più alto della regale maestà delle piramidi
che né la pioggia che corrode, né il vento impetuoso
potrà abbattere né l’interminabile corso degli anni e la fuga del tempo.
Non morirò del tutto, anzi una gran parte di me
eviterà la morte" (Orazio)
I versi del poeta latino Orazio anticipano nel tema i versi del diciottesimo sonetto di Shakespeare. La novità ,però, è che il poeta non vuole essere ricordato ma vuole ,invece, che venga ricordato il suo amato. Il suo amato" più mite di un giorno estivo" non verrà ,così, dimenticato e la morte "non potrà vantarsi del suo vagare nella sua ombra" perché la sua sarà una eterna giovanezza. E finché ci saranno occhi per vedere questi versi vivranno e lo manterranno in vita.

Nel secondo sonetto che propongo alla vostra attenzione si parla del destino. Alcuni uomini ,secondo Shakespeare, hanno un destino favorevole che rende ,a loro, più facile la conquista di magnifici titoli dei quali potersi vantare. Questi uomini sono i favoriti dei principi che ,per ottenere la benevolenza del loro sovrano, fanno di tutto e soddisfano ogni sua richiesta in modo arrendevole. Infatti essi non possono opporsi al volere del Re "come la calendula che schiude i suoi petali con i raggi del sole". Il poeta confronta il proprio destino con il loro e capisce che seppur non gode della loro stessa fama, il che un poco lo rattrista, gode almeno di ciò che gli piace fare(la poesia). Poi ,però, pensa al guerriero che, sconfitto una sola volta dopo mille vittorie, viene "cancellato dal libro dell'onore" e viene dimenticata anche ogni sua altra valorosa impresa. Pensando a questo infelice destino allora il poeta si sente felice, perché anche se ciò che gli piace fare non lo rende famoso, sa che amerà per sempre dedicarvisi e che sarà anche ricambiato per sempre dall'arte della poesia e non verrà dimenticato.

" Il mio occhio
si è fatto pittore
e ha fissato i tratti della tua bellezza
nel quadro del mio cuore ".
Sono versi stupendi, questi versi di Shakespeare. Sembra davvero che dipinga, il poeta. In realtà, sta solo osservando i lineamenti belli dell'amato e li sta custodendo nel suo cuore. E l'immagine che sta tracciando con estrema accuratezza dell'amato rimarrà sempre dentro di lui come un quadro nella sua cornice. Ma, come in ogni storia d'amore, non è solo l'amato a beneficiare dell'amore di Shakespeare ma è anche il poeta a beneficiare dell' amore che riceve. Infatti, come gli occhi di Shakespeare rendono omaggio all'amato "dipingendolo", gli occhi dell'amato fanno entrare nel cuore del poeta la luce e la gioia del sentimento d'amore. Infine, nonostante il poeta, con i propri occhi, abbia tracciato un'immagine perfetta dell'amato si rende conto che non gli ha reso pienamente giustizia, perché in questo quadro fatto solo con gli occhi non è riuscito a ritrarre la bellezza "in più", quella che solo Shakespeare può vedere in quanto è innamorato.
Mi piacciono tantissimo questi tre sonetti di William Shakespeare non solo perché sono bellissimi ma perché mi piace anche come sono recitati.

"Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo
e più alto della regale maestà delle piramidi
che né la pioggia che corrode, né il vento impetuoso
potrà abbattere né l’interminabile corso degli anni e la fuga del tempo.
Non morirò del tutto, anzi una gran parte di me
eviterà la morte" (Orazio)
I versi del poeta latino Orazio anticipano nel tema i versi del diciottesimo sonetto di Shakespeare. La novità ,però, è che il poeta non vuole essere ricordato ma vuole ,invece, che venga ricordato il suo amato. Il suo amato" più mite di un giorno estivo" non verrà ,così, dimenticato e la morte "non potrà vantarsi del suo vagare nella sua ombra" perché la sua sarà una eterna giovanezza. E finché ci saranno occhi per vedere questi versi vivranno e lo manterranno in vita.

Nel secondo sonetto che propongo alla vostra attenzione si parla del destino. Alcuni uomini ,secondo Shakespeare, hanno un destino favorevole che rende ,a loro, più facile la conquista di magnifici titoli dei quali potersi vantare. Questi uomini sono i favoriti dei principi che ,per ottenere la benevolenza del loro sovrano, fanno di tutto e soddisfano ogni sua richiesta in modo arrendevole. Infatti essi non possono opporsi al volere del Re "come la calendula che schiude i suoi petali con i raggi del sole". Il poeta confronta il proprio destino con il loro e capisce che seppur non gode della loro stessa fama, il che un poco lo rattrista, gode almeno di ciò che gli piace fare(la poesia). Poi ,però, pensa al guerriero che, sconfitto una sola volta dopo mille vittorie, viene "cancellato dal libro dell'onore" e viene dimenticata anche ogni sua altra valorosa impresa. Pensando a questo infelice destino allora il poeta si sente felice, perché anche se ciò che gli piace fare non lo rende famoso, sa che amerà per sempre dedicarvisi e che sarà anche ricambiato per sempre dall'arte della poesia e non verrà dimenticato.

" Il mio occhio
si è fatto pittore
e ha fissato i tratti della tua bellezza
nel quadro del mio cuore ".
Sono versi stupendi, questi versi di Shakespeare. Sembra davvero che dipinga, il poeta. In realtà, sta solo osservando i lineamenti belli dell'amato e li sta custodendo nel suo cuore. E l'immagine che sta tracciando con estrema accuratezza dell'amato rimarrà sempre dentro di lui come un quadro nella sua cornice. Ma, come in ogni storia d'amore, non è solo l'amato a beneficiare dell'amore di Shakespeare ma è anche il poeta a beneficiare dell' amore che riceve. Infatti, come gli occhi di Shakespeare rendono omaggio all'amato "dipingendolo", gli occhi dell'amato fanno entrare nel cuore del poeta la luce e la gioia del sentimento d'amore. Infine, nonostante il poeta, con i propri occhi, abbia tracciato un'immagine perfetta dell'amato si rende conto che non gli ha reso pienamente giustizia, perché in questo quadro fatto solo con gli occhi non è riuscito a ritrarre la bellezza "in più", quella che solo Shakespeare può vedere in quanto è innamorato.
sabato 20 dicembre 2014
"L'IMPORTANZA DEL PORCOSPINO"
A pian terreno
Scoprimmo che al porcospino
piaceva il ragù.
Veniva a notte alta, lasciavamo
il piatto a terra in cucina.
Teneva i figli infruscati
vicini al muro del garage.
Erano molto piccoli gomitoli.
Che fossero poi tanti
il guardia, sempre alticcio, non n'era sicuro.
Più tardi il riccio fu visto nell'orto dei carabinieri.
Non c'eravamo accorti
di un buco tra i rampicanti. ( Eugenio Montale)
Ho deciso di dedicare un post al porcospino perché è un animale apparentemente forte per via degli aculei che lo ricoprono ma in realtà è fragile, forse, per questo motivo è stato usato da molti grandi poeti, scrittori e pensatori come metafora per descrivere qualcos'altro. A me ha colpito molto sia la poesia " A pian Terreno" di Montale, sia la metafora di Schopehauer.
L'AMORE
Secondo Schopenhauer , il mondo è governato dalla volontà di vivere . L'unico scopo della volontà di vivere è la volontà di vivere stessa. Miliardi di esseri viventi vivono solo per vivere e per continuare a vivere . A questo scopo , la volontà di vivere spinge gli esseri viventi alla procreazione per mezzo dell'amore . L'amore è uno dei più forti stimoli della vita, ma il suo fine ultimo è l'accoppiamento . Un classico esempio è la Mantide femmina che divora il maschio dopo l'accoppiamento . Se l'amore si risolve nell'accoppiamento, allora, quando un uomo pensa di realizzarsi , in realtà , è lo " zimbello " della natura . L'amore genera sofferenza per tre motivi : man mano che due persone si conoscono e iniziano ad amarsi , si feriscono a vicenda , perché le sofferenze dell'uno rattristano anche l'altro . Questo è dimostrato dal dilemma del porcospino. Se due porcospini si avvicinano l'un l'altro , si feriscono a vicenda . Tuttavia, i due porcospini hanno bisogno di stare insieme per essere felici . Inoltre , l'amore è responsabile di uno dei più grandi delitti , la nascita di esseri viventi destinati a soffrire . A volte gli uomini soffrono di mal d'amore e il mal d'amore spinge gli uomini a fare qualsiasi cosa per avere una fidanzata . Un esempio è Petrarca che , per amore di Laura , ha scritto un canzoniere .
LOVE
According to Schopenhauer, the world is controlled by the will to live. The sole purpose of the will to live is the will to live itself. Billions of living beings live just to live and to continue to live. For this purpose, the will to live drives living beings to procreation by means of love. Love is one of the most powerful stimuli of life but its ultimate aim is mating. A classic example is the female Mantis that devours the male after mating. If love ends in mating, then, when a man thinks that he fulfils himself, in reality, he is the “laughing-stock” of nature. Love begets suffering for three reasons: as two persons know each other and begin to love each other, they wound each other because the sufferings of the one sadden the other as well. This is proved by the dilemma of porcupine. If two porcupines approach each other, they hurt each other. However, the two porcupines need to be together to be happy. Moreover, love is responsible for one of the greatest crimes, the birth of living beings destined to suffer. Sometimes men are lovesick and lovesickness spurs men to do anything to have a girlfriend. An example is Petrarch who, for the love of Laura, wrote a sonnet sequence.
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